Il Corriere di Rivoli del 6/11/1998
IL LINGUA TRA LE MANI
DI OMAR CAPUTI
Da Bach fino a Vierne
duecento anni di musica
Si diffonde nell'aria un cambio di registri, una
monodia accompagnata, un basso ostinato, un virtuosismo sui pedali, un improvviso ripieno
corale, un gioco imitativo, un canone, una fuga. La musica d'organo racconta una
religiosità che trascorre i secoli facendosi sempre più umana, oltre che nei contenuti,
nella forma e nelle sue manifestazioni espressive. Dalla scrittura corale alla monodia
accompagnata, dalla scrittura polifonica, attraverso il canone e la fuga,
all'improvvisazione tematica della toccata o del rondò.
Domenica scorsa, giorno dei Santi, ne ha dato un'eccellente prova l'organista Omar Caputi
nella chiesa parrocchiale di San Michele a Druento, con lo splendido organo Lingua che
conserva mirabilmente l'originale sonorità. Omar Caputi, alla profonda conoscenza
dell'opera bachiana e del barocco italiano, ha accostato la profonda passione per la
musica francese antica e l'interesse per la letteratura organistica romantica e moderna.
Su questa ha realizzato il programma della serata, articolato e composito, che abbracciava
quasi tre secoli di musica organistica, con tutte le sue metamorfosi espressive e
compositive.
Il pubblico è stato subito investito della corposa e imponente improvvisazione melodica
che caratterizza la Marcia sul corale "Nun danket alle Gott" di Karg-Elert
(1877-1938), per immergersi subito dopo nell'ascolto di opere della tradizione compositiva
più remota di autori quali Domenico Zipoli (1688-1726), con l'artificiosa costruzione
polifonica della "Partita in la minore", e Antonio Vivaldi (1678-1742) con il
"Concerto in re maggiore", nella trascrizione di Bach, dove incastonato fra i
due movimenti in Allegro è possibile scorgere un adagio in forma di corale di incantevole
seraficità.
Di Johann Sebastian Bach (1685-1750) sono state eseguite la celeberrima e sempre
piacevolissima "Aria sulla quarta corda" e la "Fantasia e Fuga in la
minore" BWV 561, dotata di una cadenza finale con una rocambolesca progressione
modulante, che rappresenta il fascino ineguagliabile della scrittura bachiana. Dopo
l'esecuzione di un brano di spirito più allegro e lieve, con la "Toccata in si
bemolle maggiore" del portoghese Carlos Seixas (1704-1742), Omar Caputi ha offerto un
saggio dello stile compositivo neo-classico parigino con l'elegantissima
"Berceuse" di Louis Vierne (1870-1987) e con "Placare Christe
Servulis", composizione libera sul tema gregoriano per la festa dei Santi di Marcel
Dupré (1886-1961).
Al pubblico, decisamente catturato dall'arte di Omar Caputi, è stato proposto un
ulteriore salto nel passato con brani di Couperin e di Pachelbel. La "Chaconne in sol
minore" di Louis Couperin (1626-1661) e un prezioso esempio di composizione libera,
una danza che alterna sonorità monodiche e lievi in dialogo con altre imponenti e corali,
mentre un piccolo gioiello è il famoso "Canone in re maggiore" di Johannes
Pachelbel (1653-1706), un semplicissimo tema discendente sostenuto dal basso ostinato ed
eseguito sempre nello stesso modo dai pedali, con le sue sette variazioni modulanti.
Un concerto emozionante, con il pubblico che ha omaggiato Caputi con il suo caloroso
applauso.
Monica Luccisano.

Omar Caputi alla tastiera del Lingua
nella chiesa di San Michele
(foto di Fiamma Grenni)
Potete
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