Presentazione


Decidere di costruire un organo, in questi tempi, non è impresa facile per vari motivi: economici, pastorali e artistici.

La Parrocchia-Santuario di Santa Rita ha dovuto affrontare il non facile problema, che si poneva in questi termini: procedere alla riparazione dell'organo costruito dalla Ditta Vegezzi-Bossi di Centallo nel 1948 o orientarsi verso la costruzione di un nuovo strumento?

La prima soluzione comportava una spesa molto elevata con nessuna garanzia di funzionalità dello strumento per il futuro, visti i criteri con cui era stato costruito (sistema elettro-pneumatico).

La costruzione di un nuovo organo poneva sul tappeto altri problemi quali le caratteristiche foniche, la sua collocazione e più ancora sul piano pastorale il problema di una comprensione da parte della comunità.

Nel superamento di queste problematiche mi sono stati di grande conforto i consigli dell'Arcivescovo Card. Anastasio Ballestrero, che mi ha largamente incoraggiato fornendomi suggerimenti pratici sulla costruzione e la sua collocazione, che decisamente ha voluto fosse vicino all'altare della celebrazione come parte integrante di essa, in pieno rispetto delle linee architettoniche del nostro Santuario. L'attuale sistemazione può essere l'inizio di una operazione più ardua e complessa quale è quella dell'adeguamento della zona celebrativa alle norme liturgiche conciliari.

E' mio preciso dovere ringraziare quanti hanno collaborato per quest'opera: il Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici che ne ha compreso l'importanza e l'ha ampiamente sostenuta, la Commissione diocesana di Arte e Musica sacra che ha seguito le varie fasi della realizzazione approvando i progetti, l'Economato che attraverso il Consiglio per gli Affari Economici della diocesi ne ha approvato il finanziamento dilazionato negli anni.

Desidero inoltre esprimere riconoscenza a coloro che hanno direttamente lavorato nella fase di progettazione e di realizzazione. In particolare il grazie va al Prof. M.o Massimo Nosetti, organista titolare del Santuario di S. Rita e membro della Commissione Diocesana di Arte e Musica Sacra, che ha steso il progetto dell'organo in tutte le sue parti, all'Ing. Vincenzo Povero per gli studi accurati sugli elementi portanti, sulla facciata dello strumento e per l'attenzione perché fossero salvaguardati i valori architettonici, quali i mosaici e la grande vetrata laterale.

La scelta della Ditta costruttrice non è casuale. La Ditta organaria Gustavo Zanin di Codroipo (UD) è una delle più affermate ormai in Italia e all'estero da molti anni e quest'opera è un po' il fiore all'occhiello della Ditta stessa che, con maestranze altamente qualificate, ha operato con molto impegno e competenza, realizzando uno strumento che sicuramente si colloca tra i migliori e dà garanzia per il sistema con cui è stato costruito (meccanico per le tastiere ed elettrico per i registri) di durare nel tempo.

Tutto questo non avrebbe potuto realizzarsi senza la contribuzione dei parrocchiani e dei devoti di 5. Rita. Debbo dare atto con commozione che molte sono state le persone che con sacrificio personale hanno dato la loro offerta perché una canna dell'organo suonasse per dare gloria a Dio nella sua casa. Sarà il Signore a ricompensare la generosità di queste persone disponibili a contribuire anche per il decoro del culto di Dio.

Nel nostro Santuario l'organo non è un elemento puramente decorativo ma una componente abituale delle celebrazioni liturgiche e viene utilizzato in quasi tutte le messe festive e nelle celebrazioni di matrimonio. Il Conc. Vat. II nel documento "Sacrosanctum Concilium" sulla sacra Liturgia ne sottolinea l'importanza e la preminenza rispetto ad altri strumenti: "Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti". Al n. 113 lo stesso documento dice: "La musica sacra sarà tanto più santa quanto più intimamente sarà unita all'azione liturgica, sia esprimendo più dolcemente la preghiera e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i sacri riti.

Resta pur sempre vero che l'organo è anche un oggetto d'arte (quindi un bene che non si deprezza con il tempo) e l'oggetto d'arte è di tutti e per tutti. A questo riguardo prendo a prestito una riflessione che il Parroco di Barzio (CO), ridente paese della Val Sassina, ha scritto in occasione dell'inaugurazione dell'organo della sua parrocchia nel luglio 1978: "Si deve riconoscere che anche nei nostri tempi, come per le passate generazioni, non meno provate da crisi ed incertezze, costruire un organo nella Chiesa e per la Chiesa non è offesa all'indigenza di alcuno e non è fatto che si ponga in contrasto con altre finalità. Esistono infatti valori che vanno al di là e al di sopra di una valutazione semplicemente venale perché non sono beni di consumo, anzi sono per l'elevazione dell'uomo sul piano della Fede, dell'Intelligenza e dello Spirito. L'organo liturgico rientra fra gli eminenti mezzi di elevazione. Per i credenti è un segno di fede, espresso dalla comunità con sacrificio e collocato nella Casa di Dio, che è anche Casa degli uomini, come mezzo di preghiera, invito alla riflessione, simbolo di unità".

L'augurio che formulo è che l'attuale comunità dei parrocchiani e dei devoti, insieme con quelle future, possa godere dei suoni che usciranno da questo strumento e tutti si sentano sostenuti ed aiutati ad incontrare con maggiore facilità il Signore nella ricchezza della sacra liturgia.

Don Oreste Bunino

[L'Organo]